Notte prima degli esami...(Parte IV)

 

Notte prima degli esami… (Parte IV)


Perché i ragazzi non giocano più a pallone per strada? Eppure nel 1989 era normale farlo, si portava. Bastava un po’ di asfalto tra le macchine parcheggiate, un paio di giubbini messi per terra, o in alternativa i più comodi sacchetti della munnezza che delimitavano le porte.. ed il gioco era fatto. Oggi siamo diventati tutti più borghesi. Non c’è più il gusto della strada, della piazza. Perché?

Eppure era bello…Era bello giocare a “bloccagol”, era bello giocare ai “cross” con uno sfigato messo a porta e due squadre fatte di tre o quattro difensori ed altrettanti attaccanti che si davano un sacco di mazzate sulle “belle brioches” calciate da qualcuno che si metteva a crossare sull’out dribblando anche le auto in sosta.

Dalle mie parti, poi, si cercavano addirittura delle sperimentazioni. Si cercava di far diventare giochi da strada anche gli altri sport. In primis si provò con il tennis, disciplina troppo aristocratico però. Avevo ancora le racchette in legno, ancora troppo anni ’70 rispetto a quelle in alluminio decisamente molto più anni ’80. Ma non andava bene. La rete, immaginaria, era sempre troppo bassa e quindi si vedevano in campo colpi troppo forti ed imprendibili. Provammo anche con la pallavolo. La rete era un cancello. All’interno del cortile una metà campo, sulla strada l’altra. Vietato fare invasioni anche perché era abbastanza doloroso farle dal momento che quel ferro del cancello era davvero insidioso. Lo streetvolley era utile quando si volevano fare acchiappanze con il sesso femminile.

Ma lo sport da praticare per eccellenza per strada era senza ombra di dubbio il basket. Ora si fanno i tornei di tre contro tre con il patrocinio della federazione, ma chi li ha inventati? Direi che qui da queste parti erano all’ordine del giorno già tanti anni fa. Chi vince resta, chi perde aspetta il suo turno con il rischio di stare fermo anche per due-tre ore. Un vero playground, alla napoletana s’intende, che credo abbia resistito fino ai giorni nostri. Le possibilità di andare a giocare a Napoli però non erano tantissime. Che mi ricordi nel 1989 c’era solo un campo, naturalmente ad un solo canestro al “Campetto dei Preti”. Non si capiva il motivo, ma quel ca**o di cancello era sempre chiuso. Ed io che non ero certo un freeclimber (si dice così?) ogni volta imprecavo per il fatto che dovessi rischiare ogni volta la vita per fare due tiri a canestro.
Poi incocciavo quando vedevo gli altri che come scimmiette, zompettando, arrivavano dall’altra parte della rete con estrema facilità. “E che ci vuole! Fai presto!” e non mi davano neanche una mano per scavalcare…

Forse ai giorni nostri la playstation tiene barricati i ragazzi in casa…Non lo so, ma credo che anche per “NOI SIAMO I RAGAZZI DI OGGI NOI.” sia stato così. Ma non è che noi stessimo sempre per strada. Noi però giocavamo con gli avveniristici Atari e Commodore 64 con le cassette con i giochi. Oppure il mitico Subbuteo. Lì, invece, ero davvero un campioncino…Vincevo un sacco di tornei. Avevo il ditino magico.. Si facevano bei tornei. Gironi all’italiana, tabellone play off. Andata e ritorno. In casa e fuori casa. In casa, ovviamente, si giocava a casa mia….

Bei tempi, e nel frattempo la domenica, dopo i vari cazzeggi, si seguiva la Paini di Walter Berry. Quella che stava riprendendo a vincere…

To be continued...

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