Notte prima degli esami... (parte I)

 

Notte prima degli esami… (parte I)

Notte prima degli esami! Notte di polizia…Non è solo la canzone di Antonello Venditti, ma soprattutto il film di Fausto Brizzi uscito un mesetto fa che però ha frantumato tanti record d’incassi. Un film di mille lire, ma troppo carino. Direi addirittura esagerato. Anzi, mi sbilancio: un filmone. Soprattutto per noi trentenni. Per noi cresciuti nei favolosi anni Ottanta. Gli anni della spensieratezza. Gli anni di Dee Jay Television con dei giovanissimi Gerry Scotti, Linus e Fiorello. Gli anni dei Duran Duran e degli Spandau Ballet. Dei vari Simon Le Bon. Maturità 1989. Ecco di che parla questo film. Un gruppetto di fighetti romani si prepara agli esami di maturità. La trama è una classica storia d’amore tra adolescenti, forse un po’ troppo bucchinarielli, o almeno non certo come ero io negli anni ottanta, ma comunque una storia che non è mai banale e soprattutto non finisce come tutti si aspetterebbero.
Ma che c’entra “Notte prima degli esami” con questo mio spazio su Basketime? In una prima analisi direi che non c’entra un ca**o! O forse. Come non c’entrano niente quei capelli ingelatinati ai lati con un improponibile cocco centrale. Non c’entrano niente quei jeans alla vita con il classico zompafuosso come imponeva la moda paninara di un tempo. Non c’entra niente neanche il califfone o il bravo, il sì per i più chiattilli, che in salita dovevi pedalare come Moser per farlo camminare perché il motore, a meno che non fosse truccato, proprio non ce la faceva. Non c’entra niente neanche la cabina telefonica da dove a quei tempi si stabiliva il proprio centro di gravità permanente, altro che questi telefonini moderni.
Questo ed anche altro troverete in “Notte prima degli Esami”. In questo mio spazio non c’entrano niente neanche le serate invernali passate al Duel-Beat dove il sabato sera il dj, uno che ne capisce troppo di musica, metteva solo musica anni Ottanta. Colonna sonora della mia giovinezza, da Donatella Rettore a Madonna prima maniera con quei vesti cosi kitsch. Ascolti quella musica e ripensi anche ad altre cose. Il pensiero, inevitabilmente, vola al passato. Ed è difficile, scriverei anche impossibile, fermarlo.
Ripensi a quello che facevi. A come eri giovane e pischello. A come al centro del tuo universo ci fossero delle cose futili, ma anche delle altre che lo erano meno. Sicuramente non era futile quella Paini. Quella squadra che seguivo andando al Mario Argento, al buissimo Mario Argento, prendendo la cumana ad orari dove in mezzo alla strada c’erano solo i fantasmi. In un paesaggio atipico e stranamente desolato da far west prendevo un “pulmann” che ora non esiste più, il 109, con tanto di autista con alle orecchie una radiolina che sparava a pazzo le telecronache del Napoli di Maradona fino a piazza Dante. Poi di lì a piedi fino allo stazionamento della cumana per andare a vedere una squadra che mi appassionava. In panchina c’era un santone slavo. Uno che quando lo speaker (che poi ho conosciuto dopo tanto tempo e sono orgoglioso di essere diventato un suo amico) snocciolava il suo curriculum ci metteva cinque minuti solo per elencare tutto quello che aveva vinto. Io ero lì, a bocca aperta piccolo piccolo in curva… ci andavo due ore prima della palla a due. Non volevo perdermi neanche un minuto del riscaldamento. Non volevo perdermi neanche un tiro da tre di un ragazzone giovane e capellone che nonostante l’altezza si ostinava a tirare dalla lunga distanza anche con discreti risultati. Ora quel ragazzone è diventato addirittura il capitano di quella Carpisa che oggi a quasi vent’anni di distanza sta facendo strabuzzare gli occhi all’Italia intera…

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To be continued…

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