Tu chiamale se vuoi emozioni... (Parte XI)

 

Tu chiamale se vuoi emozioni… (Parte XI)


Saranno riusciti i nostri eroi a tornare incolumi a casa dopo tre giorni di baldoria? Certo il viaggio di ritorno è stato interminabile, ma divertente…La sosta caffè una delusione totale. Ci fermiamo al primo autogrill dopo la E45, per sfruttare la promozione tanto reclamizzata del caffè gratis dopo mezzanotte. Prima notizia. Non siamo gli unici che hanno avuto la stessa pensata. Napoletani ovunque, ma a sorpresa troviamo anche molti romani, tutti uniti dallo scrocco. Ma la cosa triste è che c’era solo un commesso al bancone che svolgeva in pratica il lavoro di cinque persone: cassa, pulizia, l’uomo con il piattino fuori la toilette, preparava i mitici “Camogli” e faceva anche i caffè. In più era pure inzallanuto. Se avessimo aspettato che si svegliava saremmo arrivati a Napoli dopo due giorni e così la sosta pipì e caffè si trasformò solo in sosta pipì. Anzi pipì e benzina…

È bello tornare a casa dopo un viaggio. È bello tornare a casa con una Coppa. Non che l’abbia portata a casa mia, però sapere che si trova a Napoli mi fa dormire già sonni più tranquilli.

Ma l’onda lunga della vittoria non si ferma neanche il giorno dopo il trionfo. Lunedì 20 febbraio. Tutti in città vogliono vedere la Coppa. Così grazie ai mezzi tecnologici ed al passaparola ci si dà appuntamento nello spiazzale del PalaBarbuto nel primo pomeriggio per vedere i ragazzi arrivare in città con la Tim Cup in bella vista sul cruscotto. Appuntamento fissato per le 16.30…Ma indovinate un po’? In tangenziale c’era un traffico bestiale. A Corso Malta tutto bloccato, direzione Pozzuoli. Non passa nessuno, neanche il bus con la Coppa. A Fuorigrotta c’è di tutto. I reduci di Forlì che dovevano atteggiarsi e dire ad alta voce: “Io c’ero!”. Poi c’erano quelli che a Forlì non c’erano, ma che dovevano andare a salutare i propri eroi e ringraziarli per la vittoria. E poi c’era chi si trovava lì di passaggio, ha visto il bordello ed ha deciso di perdere un po’ di tempo ad aspettare quelli della pallacanestro. Tra i tanti, forse 1000, annovero: il mitico Angelo che in abiti d’ordinanza aveva fatto filone al lavoro, sollecitato anche da un mio messaggino che lo invitava a marinare la scuola, il mio medico-cugino che doveva andare a fare visita ad un paziente, ma mi confessa di aver rinviato l’appuntamento adducendo un eloquente: “poi ti spiego…”
Dopo ore di attesa, nella quale si era anche sparsa la voce di un rapimento dei nostri da parte dei marziani arriva finalmente il pullman. Fuori allo spiazzale si assiste a strane scene, alcune da raccontare. Ad esempio uno guarda con gli occhi spiritati di gioia uno sbigottito Jay Larranaga, appena sceso dal bus. Questo salta al collo del nostro giocatore, non sta più nella pelle e lo abbraccia con foga. Non riesce a trattenere la contentezza. Poi si rivolge all’irlandese ed esclama: “Grande Rocca, sei un grande. La vuoi fare una foto con me?” E lui in perfetto stile british: “Io sono Larranaga, mi dispiace”.

To be continued…

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