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Napoli, lo spettro del Palasport

Stampato da: Free Forum Napoli Basket
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Stampato il: 15/05/2006

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Autore Discussione: Leprechaun
Oggetto: Napoli, lo spettro del Palasport
Inserito il: 18/02/2006 13:39:13
Messaggio:

Dalla Repubblica:
Le gradinate del vecchio palazzetto dello sport di viale Giochi del Mediterraneo, oggi scoperte, sono mascelle scarnificate di un animale selvatico che affacciano su un marciapiedi sporco. Nonostante una tabella indichi che il personale è al completo, non vedo nessuno. Un addetto del Palabarbuto, grigia scatola di cartone capovolta dove gioca la Carpisa, mi dice che gli operai spesso lavorano in profondità. Sarà, ma non arriva nessun rumore. È piuttosto un susseguirsi di vuoti e di detriti, di asfalto consumato e di silenzi.
Le entrate degli spalti sono coperte da incerate che somigliano ai sacchi dove vengono avvolti i cadaveri. Quello che appare davanti agli occhi è realmente un osso conficcato nel terreno, che non ha trattenuto né sudore né urla né disperazione di atleti e spettatori, ma solo pochi, anemici murales; uno, in particolare, somiglia alla data di decesso su una lapide: "Ultras 3/3/96".
Faccio il giro dall´esterno, perché il cancello principale è chiuso. Il botteghino emana dalla fessura un alito gelido, che ghiaccia la bocca; all´interno, a terra, nella ammuffita penombra, una bottiglia di birra riversa e un bicchierino monouso; poco distante giace un tavolo di ferro, appoggiato in maniera precaria alla parete scrostata, completamente corroso. Anche qui, sulla parete di mattoni, trovo una scritta, forte e decisa: "Giuda tradì x 30 denari e voi?". Chissà a chi si riferiva l´anonima mano. In basso, cartacce e erbe selvatiche coprono la foto di Lynn Greer mentre tira in sospensione.
È impressionante guardare queste ossa scoperchiate, da cui fuoriescono anime di ferro che o pendono appesantite dall´inerzia o sostengono pietre rozze e nervose. Continua a non vedersi nessuno in quello che dovrebbe essere un cantiere. Invece, il deserto. O meglio, le tracce di un abbandono. Le vetrate, in basso, sono rotte o scheggiate, ricoperte da una polvere stanca che è andata a riposare come fosse un sudario. Sui davanzali, una lunga serie di pietre allineate ricorda i cimiteri ebraici, dove c´è l´usanza di deporre sulla stele un sasso in memoria del defunto. Un bulldozer ricoperto di ruggine se ne sta, a testa china, immobile, stremato dalla fatica o dall´attesa, con il muso nel terreno quasi cercasse un punto dove seppellire la fine sua e di ciò che lo circonda. Qua e là, ricoperte dall´ombra degli spalti blu, sopravvivono delle transenne, una volta servivano per incanalare i paganti all´interno e oggi, invece, attendono solo di essere gettate via. Accanto, ormai completamente priva di vita, l´ex pista di pattinaggio: non c´è più nulla che ricordi la sua presenza, una recinzione scura e una larga abrasione a terra come alone è tutto ciò che è rimasto.
Dal lato dell´ingresso una voragine ha scoperto le gengive dell´impianto, una volta il più grande d´Italia: ha i denti spezzati, le radici marce, le giunture spaccate. Eppure ho immaginato una partita di pallacanestro tra calcinacci e mattoni, sotto gli occhi di tutti. Il palazzetto di viale Giochi del Mediterraneo si è spento "sotto il fardello/ della solitudine, / sotto il fardello / della insoddisfazione" (Allen Ginsberg), incapace di trascinare il suo corpo altrove, capace solo di diventare metà spazzatura metà rovina.
DAVIDE MORGANTI

Risposte:




Autore Risposta: Leprechaun
Inserita il: 18/02/2006 13:39:48
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Ammazza che articolo poetico!


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